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Discussione: Il fenomeno del cosplay

  1. #1
    Senior Member L'avatar di iamghost
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    Il fenomeno del cosplay

    Ciao itakoniani!
    Su suggerimento del Big Boss, mi accingo a condividere con voi le mie (poche) conoscenze sul cosplay, sperando di fare un buon servizio a tutti coloro che desiderano saperne un po’ di più su questo mondo particolarissimo. Da cosplayer, cercherò di portarvi anche un po’ delle mie esperienze, e spero che gli altri utenti che condividono con me questa bella passione (mi riferisco ad es, ad Eli ☺) vogliano aiutarmi nell’impresa di rendere questa sezione un po’ più completa, più viva, e più interessante anche per i meno esperti del settore.

    Oggi vi parlo un po’ di questa strana cosa chiamata cosplay, senza pretese di esaustività o di originalità, ma solo sperando di riuscire a chiarire qualche dubbio, soddisfare qualche curiosità, e sfatare anche qualche falso mito e qualche stereotipo che come sempre si crea riguardo le cose meno note.
    Ho appena finito 8 ore di scuola quindi mi scuso in anticipo e spero mi perdonerete per eventuali strafalcioni e/o errori da stanchezza ☺

    Il cosplay: cos’è in Giappone, cos’è in USA

    Let’s start from the very beginning: come sapete, il termine “cosplay” è l’incontro-scontro dei termini inglesi “costume” e “play” (“gioco”, ma anche, e forse meglio, “recita”, “interpretazione”). Come vedremo tra poco, questa accezione nella traduzione del termine assume un’ importanza rilevante nel momento in cui andremo a definire il cosplay come l’arte di interpretare un personaggio richiamandone tanto le fattezze (sia fisiche in senso stretto sia esteriori in senso più generale, attraverso trucco, parrucco e abbigliamento) quanto gli atteggiamenti e i comportamenti tipici. L’interpretazione assume quindi un ruolo fondamentale, diversamente da chi pensa che il cosplayer sia o debba essere solamente colui che si veste come un personaggio conosciuto. Purtroppo questo equivoco è diffuso anche tra i cosplayer stessi, o meglio, da coloro che si ritengono tali solamente perché indossano abiti che richiamano quelli del personaggio scelto. Questo misunderstanding è dovuto, almeno in parte, al diverso modo di fare cosplay di Giappone e USA. Infatti, benché si tratti di un fenomeno dai nativi orientali, è stato ripreso in America e parzialmente modificato e distorto rispetto alla sua concezione originale.. andiamo a vedere in che modo.
    Una particolarità che contribuisce a definire il modo originale di fare cosplay è il fatto che questo non sia necessariamente legato ad occasioni particolari: non ha nulla a che vedere con il nostro carnevale, né si limita a mostrarsi in situazioni ad esso dedicate. Ciò che avviene, semmai, è esattamente il contrario: man mano che il fenomeno prende piede, infatti, vengono organizzate manifestazioni ad esso interamente dedicate oppure aree dedicate all’interno di più ampi eventi che riguardano le sfere a cui il cosplay si rifà (fumetto, cinema, etc). Questo è vero soprattutto in Giappone; in USA ed Europa, infatti, non è consuetudine che i cosplayer si mostrino in pubblico conciati di tutto punto se non vi sono occasioni particolari di riunione o manifestazione, mentre i nipponici sono abituati ad essere cosplayer anche nella vita di tutti i giorni. Quando sono stata in Giappone, non era affatto strano incontrare cosplayer in metropolitana o per strada, senza che fossero diretti ad alcun evento particolare; le persone non si stupiscono affatto di vedere ragazzi vestiti nei modi più “assurdi”, mentre immagino che se andassi a fare la spesa domani vestita da Sasori sarei quantomeno oggetto di qualche occhiata confusa… . In questa accezione, il vero cosplay giapponese si dimostra un modo di essere, e non solo di mostrarsi. In occidente siamo invece ancora legati all’evento: sono famosi (e oggetto di parodie, come ad es, in diversi episodi delle fortunate serie The Simpsons o The Big Bang Theory…) i convegni in onore dei vari Star Wars, in cui il nerd di turno si presenta con tanto di orecchie alla Spock… in realtà, la diffusione del cosplay in USA è partita proprio da qui, e tutt’ora questo tipo di manifestazione ne occupa una discreta parte! In queste occasioni i fan si vestono con i costumi dei loro eroi, facendo una sorta di Carnevale, e si limitano ad imitarne l’aspetto esteriore. In USA, in altre parole, cosplay e convention vanno, per buona parte e per un periodo iniziale piuttosto ampio, di pari passo.

    In realtà, il cosplay è estremamente complesso e multicomponenziale, tanto che i migliori cosplayer sono a diritto considerati dei veri e propri artisti, in quanto in grado di padroneggiare le diverse sfere del trucco, della sartoria, e della capacità attoriale e interpretativa. Questi diversi aspetti del cosplay sono anche sottolineati dalle diverse categorie secondo le quali i giudici delle gare più importanti valutano i partecipanti… ma questo lo vedremo più avanti.

    Un accenno di storia

    Questa particolare forma artistica nasce naturalmente nel Paese del Sol Levante, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Inizialmente riguarda due ambiti principali: da un lato il mondo degli anime e dei manga, che nella cultura nipponica assume un’importanza che come sicuramente sapete va ben al di là del semplice intrattenimento, e dall’altro il mondo della musica. E’ in questi anni, infatti, che prende corpo il fenomeno del J-Pop (e conseguentemente del J-rock) in cui le star musicali si vestono e si atteggiano in modi estremamente particolari e vistosi (ricordo, a titolo di esempio, i Malice Mizer). Il fenomeno prende corpo prima lentamente, diffondendosi senza particolari scalpori, e soprattutto mescolandosi in parte con la cultura gothic giapponese diffusa ad esempio ad Harajuku, e in parte con la crescita dell’animazione giapponese, per poi arrivare ad assumere una certa rilevanza a metà anni ’90, grazie alla risonanza che assume l’iniziativa di alcuni cosplayer di Shin Seiki Evangelion. Da qui in poi l’escalation va di pari passo con quella delle diverse culture alle quali il fenomeno si richiama, e si diffonde anche oltreoceano. Questo fa sì che i confini dell’interpretabile si allarghino necessariamente a personaggi americani (come i supereroi) e il cosplay diventa fenomeno sempre più ampio, fino ad assumere i contorni che conosciamo oggi (e che tutt’ora sono in evoluzione).

    Sviluppo… dove siamo ora, e cosa facciamo?

    In quanto arte, il mondo del cosplay è in buona parte esibizione. Anche qui, però, si può dare al termine una doppia accezione, figlia di tutto ciò che è stato detto fino ad ora. In Giappone non vi è alcun obiettivo particolare al di là del mostrarsi, dell’interpretare, e dell’essere in tutto e per tutto quel personaggio, in quel momento particolare. In Europa ci esibiamo nel vero senso della parola: sul palco non ci limitiamo (per buona parte…) ad un inchino, una piroetta ed un sorriso, ma ci impegniamo in vere e proprie scene in cui mostriamo la nostra capacità di atteggiarci come il personaggio scelto. Per questo nelle gare di cosplay non si valuta solo l’estetica ma anche la capacità di recitare la propria parte in modo credibile, originale, e divertente. In generale, secondo i giudici delle gare di cosplay più importanti, un “buon” cosplay deve avere alcune caratteristiche:

    - per quanto riguarda l’aspetto esteriore, il cosplayer deve innanzitutto avere una rassomiglianza di corporatura con il personaggio scelto, sia essa reale o simulata. Sono alta 157 centimetri (sputo più sputo meno…) e peso 45 chilogrammi… quindi forse, come Hulk o Papà Gambalunga, non sarei particolarmente credibile (a meno di artifici particolari, come ad esempio dei trampoli per il secondo caso);
    - secondariamente, il trucco, l’acconciatura, e l’abbigliamento devono richiamare il più fedelmente possibile il nostro eroe. Qui ci sono delle finezze, ad esempio un cosplayer che utilizza i propri capelli al posto di una parrucca viene valutato di solito più positivamente. La stessa cosa vale per un trucco naturale invece di una maschera, e per un abbigliamento homemade. Questo aspetto è particolarmente sottolineato: nelle gare ufficiali più importanti d’Italia, per esempio, è assolutamente vietato partecipare con un costume che non sia stato creato appositamente attraverso un lavoro manuale di sartoria effettuato dal cosplayer stesso. Non sono accettati costumi commercializzati. Diventa quindi fondamentale la scelta dei materiali e lo sviluppo di capacità di lavorare con i più disparati supporti, dalle stoffe al foam ai colori acrilici e non, al lattice al vetroresina al legno fino a veri e propri impianti di elettronica come Led e quant’altro. Ognuna di queste sfumature contribuisce a rendere il cosplay più complesso, efficace, e meritevole di maggiore considerazione. Vi sono categorie apposite per l’accessorio più complesso e ben realizzato, ad esempio;
    - passando all’interpretazione, vengono valutati diversi aspetti, dall’atteggiamento alle movenze fisiche (pensate ad esempio ad un personaggio come Captain Jack Sparrow) all’intonazione della voce alla scelta della scena da interpretare.

    Naturalmente, queste categorie sono fatte per valutare il cosplayer nel modo più completo possibile. Sfortunatamente, per via di questa particolare accezione assunta dal cosplay in Europa e soprattutto, duole dirlo, in Italia, questo eventi sono troppo spesso segnati da una competitività estremizzata che spesso toglie il piacere del cosplay in quanto essere ed esserci, evento conviviale e di condivisione di una passione. Nei camerini a volte volano commenti acidi e ho assistito in prima persona a magheggi e spiacevoli eventi per aggiudicare il premio a questo o quel partecipante… Per questo vorrei chiudere ricordando che “Play” significa, anche, “gioco”. Ringrazio tutti quei cosplayer che, come me, non se ne dimenticano, e fanno di questa passione un momento bellissimo di amicizia e condivisione… io stessa mi attengo alle regole fondamentali del farsi il proprio costume a mano, della somiglianza fisica, eccetera... ma chiunque può fare cosplay, anche senza essere necessariamente perfetto... insomma, cosplay, and take it easy!

    Il fenomeno è in continua espansione in Italia: sono nate community dedicate, eventi specifici che ormai si rinnovano ogni anno, e vi sono alcune personalità particolarmente conosciute e famose anche al di fuori dei confini del Bel Paese. L'augurio è che si continui in questa direzione, con il giusto spirito!

    Vi lascio con alcuni link nel caso vogliate approfondire:

    Ultima modifica di iamghost; 11-05-2013 alle 18:41



    maledetta TSUME... hai attentato alla vita del mio portafoglio, lasciandolo in fin di vita...

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  3. #2
    Interessantissimo topic Ghostina, pieno di nozioni interessanti!

    Lo metto in rilievo, merita!

  4. #3
    Moderator L'avatar di G4mer89
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    Gran bel topic complimenti

  5. #4
    Senior Member L'avatar di hukuro
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    Ti ringrazio anche io ghost, questo articolo me lo devo leggere proprio bene.
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  6. #5
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    Complimenti Ghostina, ottimo molto completo ed esauriente.
    A proposito della competitività tra cosplayer mi hai fatto venire in mente un episodio capitato all'ultima edizione di Mantova Comics, al momento di gelo quando l'amico che mi accompagnava ha chiesto a due gruppi diversi di fare una foto tutti insieme.
    Dispiace davvero che si crei questo clima, se non succedesse credo ne avrebbe da guadagnare sia il fenomeno ma soprattutto i partecipanti!
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  7. #6
    Senior Member L'avatar di iamghost
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    Grazie ragazzi, l'idea è stata di Amaca
    spero sia l'inizio di una serie di contributi che chi come me ha questa passione possa portare alla community, dato che siamo sempre tutti in giro per fiere credo sia giusto conoscere un pò meglio uno dei fenomeni che è sempre presente alle stesse.
    Purtroppo come dici tu Huku, l'atmosfera non è sempre quella di festa che ci si aspetterebbe, soprattutto alle fiere più grosse (Romics, ad esempio) in cui vi sono in palio premi importanti come i campionati internazionali... chi riesce a mantenere un pò di equilibrio è sicuramente in grado di portare il modo sano di fare cosplay alle fiere e di portare allegria e divertimento anche a coloro che il cosplay non lo fanno. RIcordiamoci, in fondo, che noi cosplayer siamo in tutto e per tutto parte delle attrazioni che le fiere offrono. Gli organizzatori caldeggiano la ns partecipazione (spesso con piccoli sconti, perlopiù simbolici, sul biglietto di ingresso) proprio perchè sanno che la gente viene anche per vedere noi. E attraiamo anche i fotografi, che a loro volta pagano il biglietto per poter fare dei bei set fotografici con noi. IN altre parole... siamo parte dell'ecosistema delle fiere del fumetto, e sarebbe bello se riuscissimo a rendere l'ambiente sano, cosa che purtroppo non sempre succede.



    maledetta TSUME... hai attentato alla vita del mio portafoglio, lasciandolo in fin di vita...

  8. #7
    Senior Member L'avatar di Guybrush
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    Complimenti anche da parte mia! Era da un po' che volevo approfondire l'argomento! Gran bel lavoro!

    Le Scimmie Ci Ascoltano...

  9. #8
    Senior Member L'avatar di sinner
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    bella l'idea e bello l'articolo .
    io non pratico cosplay ma trovo interessante questo fenomeno , anzi direi passione/hobby .
    del resto parecchi dei miei clienti sono cosplayer quindi per forza di cose ogni tanto mi ci ritrovo in mezzo .

  10. #9
    Senior Member L'avatar di iamghost
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    Una comunicazione giunta da poco che sembrerebbe in un certo senso confermare ciò che ho scritto in qualche post più sotto: sembra che Fumettopoli cambi formato e location, in quanto la semplice esposizione bancarelle con oggettistica non sembra più richiamare il grande pubblico, che questo w-e ha preferito passarlo a Novegro, dove vi è un'area dedicata al mondo del cosplay. Il nuovo formato prevederà anche delle attività per cosplayer al fine di richiamare un maggiore numero di visitatori, non solo tra i cosplayer stessi ma anche tra tutti coloro che li seguono e li considerano un'attrazione.
    Insomma... Siamo parte del baraccone, con i suoi pro e i suoi contro



    maledetta TSUME... hai attentato alla vita del mio portafoglio, lasciandolo in fin di vita...

  11. #10
    Senior Member L'avatar di hukuro
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    Ci ho fatto un salto domenica, e ho sentito che l'Italian Cosplay Contest è stato rimandato a novembre, anche se non mi hanno saputo dire le motivazioni.
    Immagino che chi c'era andato appositamente per partecipare non sia rimasto molto contento.
    Redattore di Itakon
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